Indice
1. Il territorio callistiano
2. Il Cimitero di San Callisto
3. La città sotterranea
4. I Fossori, artefici di una intricatissima rete di gallerie
5. ... poveri o ricchi?
6. De Rossi e Pio IX
7. Il paesaggio della campagna romana e i primi scavi
8. La scoperta del giovane archeologo
9. La Commissione darcheologia sacra
10. "Farò parlare i documenti"
11. La visita di Pio IX alle Catacombe di San Callisto (1854)
12. La difesa del patrimonio archeologico e lacquisto dei
terreni
Introduzione
La storia delle catacombe di S. Callisto risale alla fine del II secolo dopo Cristo, quando la Chiesa di Roma iniziò lo scavo di propri cimiteri riservati ai Cristiani. Tra le oltre sessanta catacombe che circondano Roma, le catacombe di San Callisto rivestono una importanza primaria per lestensione e la profondità degli scavi, per il grande numero di tombe, per la varietà e ricchezza delle iscrizioni e dei dipinti; per la Cripta dei papi ed altre cripte di martiri.
Anche quando allinizio del V secolo la Chiesa riprese a seppellire i morti in superficie, le catacombe, che erano diventate i veri santuari dei martiri, continuarono per secoli ad essere visitate dai fedeli, che venivano a pregare sulla tomba dei martiri e a rinnovare la la loro fede.
Linvasione dei Goti nel VI secolo e dei Longobardi nellVIII secolo danneggiarono gravemente le catacombe e costrinsero i papi a trasferire i corpi dei martiri e dei santi nelle chiese della città, per ragioni di sicurezza. Così le catacombe furono gradualmente abbandonate.Col trascorrere del tempo smottamenti del terreno e la crescita della vegetazione ostruirono e nascosero lentrata alle catacombe, cosicché si perse persino la traccia della maggior parte di esse. Nel tardo MedioEvo non si sapeva nemmeno dove fossero.
Una parte di esse fu riscoperta solo secoli dopo dal grande archeologo maltese Antonio Bosio (1575-1629), ma le catacombe di S. Callisto furono riscoperte, esplorate e documentate solo nel 1852, grazie agli sforzi di Giovanni Battista de Rossi, che è considerato il Padre e Fondatore dellArcheologia cristiana.
1. Il territorio callistiano
Roma. A poche centinaia di metri al di là della moderna e frequentatissima Via Cristoforo Colombo che porta all'EUR, ci si può immergere in un luogo della Roma di 2000 anni fa, la Roma imperiale e la Roma della Chiesa primitiva. Basta percorrere l'Appia Antica, uscendo dalla porta di S.Sebastiano e si incontrano le chiese del " Domine, quo Vadis ", le Catacombe di Pretestato, le Catacombe di S. Sebastiano, i ruderi del circo di Massenzio e la tomba di Cecilia Metella.
Proprio al centro di queste antiche glorie, racchiuso tra le Vie Appia Antica, Ardeatina e il vicolo delle Sette Chiese, c'è un'isola verde, che custodisce nelle sue viscere uno scrigno di testimonianze antiche: le Catacombe di S. Callisto, che negli anni bui e luminosi delle persecuzioni ospitarono le tombe dei Papi, e di tanti cristiani martiri e non martiri.
Dal 1930 il Papa ha affidato questo tesoro ai Figli di Don Bosco perché lo conservino gelosamente, e perché lo additino all'ammirazione dei fedeli.
Si tratta di circa trenta ettari di terreno, di cui una quindicina occupati dalle Catacombe. Le gallerie del " complesso callistiano " distribuite talvolta su quattro piani, raggiungono una lunghezza di circa venti chilometri. Numerosissime le tombe, forse mezzo milione. Il complesso risulta formato da più nuclei cimiteriali che si sono estesi con il tempo: le Cripte di Lucina, il Cimitero di San Callisto, il Cimitero di Santa Sotere, il Cimitero dei Santi Marco, Marcelliano e Damaso, detto anche il Basileo e il Cimitero di Balbina.
Fra i Cimiteri sotterranei della Chiesa primitiva quello di San Callisto ha un posto d'onore perché fu il primo cimitero ufficiale della comunità cristiana di Roma. Nella vasta regione compresa attualmente sotto tale nome fu sepolta una " schiera " di santi e di martiri: 16 Papi, di cui 9 nella celebre Cripta dei Papi dove sono ancora conservate cinque iscrizioni originali in greco insieme ad uno splendido carme di Damaso.
Accanto alla Cripta dei Papi, vi è la non meno famosa Cripta di Santa Cecilia, dove essa rimase sepolta per secoli. Cripte altrettanto importanti sono quelle di San Cornelio, Sant'Eusebio e San Gaio.
Si sa inoltre, che nel sopratterra di questo Cimitero, in una basilichetta, era venerato San Tarcisio, il giovane protomartire dell'Eucarestia.
2. Il Cimitero di San Callisto
Il Papa Zefirino, all'inizio del III sec., prepose Callisto come amministratore del cimitero. Per questo il Cimitero prese il nome di Catacombe di S.Callisto, e ciò in contrasto con la consuetudine, secondo la quale le antiche necropoli cristiane venivano denominate o dai martiri in esse venerati o dal fondatore o dalla località dove erano situate. L' "Area prima" preesisteva a Callisto e la Cripta dei Papi preesisteva come cu b icolo familiare. Callisto, divenuto Papa nel 217 e poi martirizzato fu sepolto in un cimitero della Via Aurelia.
Per capire la storia di questo Cimitero, occorre premettere che nel secolo I i cristiani non avevano cimiteri propri. Seppellivano i loro cari in aree cimiteriali pagane, aperte a tutti.
Verso l'anno 150 sorgono i primi cimiteri cristiani, che si sviluppano attorno ai sepolcri di famiglia, i cui ricchi proprietari, neoconvertiti o simpatizzanti, permettono ai cristiani di esservi sepolti. Col tempo le aree funerarie si allargano, anche con donazioni e acquisti di nuove proprietà, talvolta per impulso della Chiesa stessa.
Solo nel IV secolo il Cimitero di Callisto ebbe uno sviluppo grandioso. All'inizio del V secolo, cessò l'uso ordinario di seppellire in catacomba, a motivo delle invasioni barbariche. Le visite dei pellegrini, tuttavia, continuarono per altri quattro secoli, ma tra la fine del secolo VIII e l'inizio del IX secolo, le Catacombe, private dei corpi gloriosi dei martiri, furono abbandonate ed ignorate per tutto il basso Medioevo.
3. La città sotterranea
Il "complesso callistiano ", formato ora da ben quattro Catacombe, occupa quasi 15 ettari di terreno. La Catacomba, inoltre, raggiunge il IV piano in 30 m. di profondità. Chi scende in quei cunicoli vede aprirsi dinanzi a sè, man mano che vi si inoltra, una rete di labirinti.
Etimologicamente il nome CATACOMBE significa " luogo vicino alla cavità ", cioè all'area dove venne scavato l'antico Cimitero cristiano di San Sebastiano; con questo nome si vollero indicare tutti i cimiteri cristiani.
KOIMETERION cioè LUOGO DEL SONNO. I pagani usavano chiamare i loro cimiteri con il vocabolo greco "necropoli", la "città dei morti". I cristiani, invece, preferirono il nome di "cimitero", parola inventata da loro, che deriva dal verbo greco "Koimao" e significa "dormire". Il cimitero era per loro soltanto "il luogo del sonno" in attesa della resurrezione dei morti. Questo spiega anche perché i cristiani amassero chiamare il giorno della morte di un Martire "dies natalis", cioè, il giorno della nascita alla vera vita.
Dal punto di vista emotivo una visita alle Catacombe è uno dei momenti più avvincenti di un soggiorno romano. L'immensa rete sotterranea esercita una forza di attrazione irresistibile. Il visitatore sente dentro di sè una spinta incontenibile ad addentrarsi nei suggestivi labirinti, sente il fascino profondo del silenzio.
4.
I Fossori, artefici di una intricatissima rete di gallerie
Le Catacombe furono scavate di preferenza nel tufo intatto. I cristiani riutilizzarono anche gallerie di cave abbandonate. Era un lavoro paziente, fatto dai "fossori", con il piccone, il badile e il cesto per asportare la terra al tenue chiarore dei lumini ad olio. Furono essi a ornare i cubicoli e le cripte dei Martiri mediante affreschi. Fungevano anche da Guide ai famigliari dei defunti e ai pellegrini che visitavano le tombe dei Martiri.
Molti di questi operai sono da noi conosciuti attraverso le iscrizioni e le pitture catacombali.
A S. Callisto un fossore, Iconio, lasciò un suo graffito dietro la Cripta del Papa San Gaio, quasi gloriandosi per la rapidità del suo lavoro.
5. ... poveri o ricchi?
Potrà suscitare meraviglia che in cimiteri comunitari quali le Catacombe si trovino tombe "familiari". Alcune famiglie mettevano a disposizione della Comunità cristiana le loro proprietà, come si è verificato nella Catacomba di Priscilla, Domitilla, e nelle cripte di Lucina.
I membri della Chiesa nascente provenivano da tutti gli strati sociali. Si trattava di gente umile ma anche di aristocratici, perciò non fu difficile ottenere dallo Stato quella forma giuridica di Collegio funerario, composto di poveri e ricchi, che le leggi romane contemplavano.
Ora, mentre la Chiesa provvedeva gratuitamente ai poveri, i fedeli che avevano disponibilità economiche acquistavano da vivi il sepolcro, personale o familiare. Dopo aver ottemperato al precetto della carità cristiana (dare a tutti il necessario), restava la facoltà, per chi possedeva di più , di costruirsi una tomba familiare; e in tante tombe di famiglie nobili trovarono degna sepoltura numerosi schiavi liberati dai loro padroni cristiani.
Un altro dato interessante è che nelle Catacombe un gran numero di tombe sono di bambini: perché? Nel mondo romano di allora era tollerato l'abbandono dei neonati: questi bimbi erano esposti ai piedi di una colonna, detta appunto " lactaria ", che sorgeva nel Foro Olitorio molto vicina ai templi di Apollo e di Bellona (presso l'attuale Teatro di Marcello). Per i cristiani questo era un delitto.
Costantino agli inizi del IV secolo, per prevenire " l'esposizione " degli infanti, ordinò di fornire agli indigenti abiti ed alimenti a spese dell'erario pubblico. Nella prima metà del IV secolo si stabilì la pena capitale per chi " esponeva " i bambini.
Sant'Agostino attribuisce alle Vergini consacrate il compito di raccogliere i bambini abbandonati e di farli battezzare. E i molti che morivano venivano sepolti nei cimiteri cristiani.
6. De Rossi e Pio IX
Il de Rossi (1822-1894) ebbe una vera vocazione per gli studi archeologici; sebbene laureato in giurisprudenza, dedicò la vita alla riscoperta scientifica delle Catacombe cristiane. Ricercò "itinerari " sistematicamente nelle biblioteche di tutta l'Europa, ed ebbe la fortuna di ritrovarne molti. Guidato da quegli scritti, dal suo intuito e dalla sua passione, de Rossi si mise a esplorare palmo a palmo la Via Appia, "Regina Viarum" degli antichi romani, in cerca del sepolcro di Papa Cornelio morto nel 253 del cui sepolcro vari libri antichi davano indicazioni sommarie. De Rossi frugò, finché arrivò a scoprirlo.
Ma il de Rossi ebbe la fortuna di incontrare Pio IX, il Pontefice che governò più a lungo la Chiesa. In questo lungo arco di storia, egli fu attore e testimone di un difficile periodo di vita della Chiesa, della nascita del Regno d'Italia, della fine del potere temporale dei Papi e di Roma divenuta Capitale d'Italia.
Anche in mezzo a tante vicende politiche, perturbatrici della sua funzione apostolica, svolse una intensa attività magisteriales e culturale: non ultima quella di seguire, di appoggiare, di sovvenzionare le scoperte archeologiche allora in atto.
7. Il paesaggio della campagna romana e i primi scavi
Quando de Rossi iniziò la sua "campagna scavi" , l'aspetto della campagna romana era ben diverso dall'attuale. I diari dei visitatori, le descrizioni che ci sono pervenute sottolineano la solitudine e l'immensità di quel paesaggio, che si stendeva dalla cinta delle mura aureliane ai Monti Albani e Tiburtini. Completamente deserta appariva la grande pianura, dove non si scorgeva traccia di abitanti, salvo qualche sperduta capanna.
Roma era lontana e invisibile allo sguardo: tutta nascosta dalle mura, dalle quali emergeva, remotissima, solo la cupola michelangiolesca. Spirava dall'immensa pianura una sacralità profonda, quella della dea febbre, che bene si intonava alle tombe delletà pagana, alle immani rovine degli acquedotti e dei monumenti, alle sacrosante di memorie delle Catacombe, non ancora dissepolte. E tutto era immerso in quell'infinito silenzio, rotto solo dal grido dei corvi, che gettavano al vento i loro misteriosi vaticini.
In quei luoghi e in questo scenario, Giovanni de Rossi scavava il Cimitero di Callisto, con pochi operai reclutati fra i braccianti agricoli della zona, poveri spalatori ai quali era quasi inutile insegnare che la terra su cui affondavano gli strumenti doveva dare ben altra messe che gli stenti raccolti cui erano abituati. Indicibili i guasti che la loro imperizia produceva, e numerosi erano i furti delle reliquie e degli oggetti che, a mano a mano, venivano alla luce e, alcuni di essi, trafugavano per rivenderli dietro compenso di pochi bajocchi ad improvvisati antiquari e trafficanti". (Manlio Barberito, Tre Famiglie religiose nella storia delle Catacombe di S. Callisto, "Estratto dalla Strenna di Romanisti " 1979 - Staderini Spa Pomezia).
8. La scoperta del giovane archeologo
Nell'estate 1844 il G. B. de Rossi girava tra le vigne poste tra le vie Appia e Ardeatina, fissando lo sguardo sui ruderi di marmo bianco che spuntavano tra il verde, e su alcune casette dalle forme stranissime. Dove la grande vigna terminava, c'erano due edifici da cui non riusciva a staccare gli occhi. Uno era la casa rustica di una famiglia di contadini, l'altro era una cantina. Ma non aveva la struttura solita delle altre centinaia di cascinali sparsi nella campagna. Ognuna aveva tre absidi, come se fosse l'ultimo resto di unantica chiesa paleocristiana, le cui pareti fossero state distrutte chissà quando e chissà da chi.
Poi in un angolo, presso la porta dell'edificio trasformato in cantina, vide un mucchietto di pezzi di marmo, con iscrizioni latine antiche. Li prese in mano, osservandoli uno per uno. Riportavano frammenti di antiche poesie latine. Uno di essi nominava un altare. Tornando nell'edificio trasformato in cantina dai contadini, con una scala rudimentale e con corde poté scendere nelle gallerie sotterranee, scavate centinaia di anni prima. Alcune erano state trasformate in freschi depositi per il vino nei mesi estivi. C'erano enormi cumuli di terra e di macerie: nulla che sembrasse importante. Ma le sue intuizioni erano esatte: sotto quei cumuli dovevano trovarsi tombe antiche e venerate, e lapidi che raccontavano la storia dei primi Martiri.
Nel 1849 uscendo dalle gallerie sotterranee il suo occhio esperto si posò su una lastra di marmo spezzata, che era servita da gradino di una scala. " In lettere molto antiche - ricordava - lessi la scritta ... NELIVS MARTYR. Era facile completare il nome in CORNELIVS ". Si trattava dell'iscrizione sepolcrale del papa San Cornelio Martire, morto a Civitavecchia nel 253, e sepolto qualche anno dopo presso il cimitero di San Callisto.
Da quel momento de Rossi fu assolutamente certo che le famose CATACOMBE DI SAN CALLISTO, il cimitero ufficiale dei cristiani nella Roma imperiale del 200 dopo Cristo era lì sotto i suoi piedi.
Bisognava comprare qiuelle vigne e iniziare gli scavi.Da quel momento, si adoperò in ogni modo per vincere la diffidenza dei docenti di archeologia e delle autorità.
9. La Commissione darcheologia sacra
Il Luglio 1851 segna l'inizio della COMMISSIONE DI ARCHEOLOGIA SACRA. Si trattava in verità di una forma, per così dire, ancora sperimentale; ma subito prese ad operare. Istituita da Pio IX il 6.1.1852 fu composta da vari membri e svolse un'attività scientifica intensa. I lavori nelle Catacombe erano regolarmente sorvegliati dal P. Marchi. De Rossi aveva la direzione degli scavi.
Nel 1854 vi fu la scoperta della Cripta dei Papi e del sepolcro di S. Cecilia; nel 1856 quella di S. Eusebio; nel 1864 si rinvenne l'ipogeo dei Flavi in Domitilla; nel 1890 la Basilica di S. Silvestro in Priscilla, ecc.
Ecco una delle prime relazioni della Commissione: "Da principio fu posta mano ad una grandiosa scala che riesce a piccolissima distanza d'una delle due Basiliche che vediamo tuttora tra l'Appia e l'Ardeatina (Tricora Orientale)... Nel frugarla ne furono veduti alcuni gradini lastricati di marmo, ed avanti anche in parte iscrizioni sepolcrali... Non fu riaperta e fu riserbato questo lavoro a tempo più opportuno...
Ripresi i lavori poco lungi dalla scala e dalla Basilica sopra accennata, fu rinvenuta una doppia cripta di tanta ampiezza quanto non s'era fino ad ora veduta in verun altra dì quel cimitero. La volta ne è tutta rivestita d'intonaco ed ornata di pitture assai lacere e mutilate... nel mezzo giaceva capovolto un marmoreo coperchio di sarcofago di mole stravagante e colossale... Sopra questa doppia cripta aprivasi un antico grandissimo lucernario ostruito per le terre condottevi dalle alluvioni... Dopo sterrate qua e là parecchie vie in quel piano medesimo tra la metà del Marzo fu intrapreso lo scavamento d'una stanza sepolcrale la quale e le pitture e le iscrizioni chiaramente indicarono esser quella del Pontefice e Martire Cornelio. Nelle adiacenze di quella stanza furono anche rinvenuti e compiutamente sterrati tre cubicoli insigni per bellissime ed assai rare pitture e molte antiche iscrizioni...
Ed a questa insigne parte del cimitero che oggimai non più secondo probabile opinione archeologica, ma secondo l'istorica verità deve chiamarsi di Callisto... Si discendeva (qui) con incredibile disagio per una scaletta angustissima aperta in quest'anno medesimo dai cavatori sotto un monumento pagano a destra dell'Appia, ma ben presto si vide che l'antìco e regolare descenso era prossimo alla cripta del Martire S. Cornelio tutto sepolto e in rovine. Fu invocato l'aiuto di una mano di militari a dissotterrarlo e riaprirlo... durante il mese di Maggio.
Da tutte queste escavazioni eseguite nel cimitero di Callisto tornarono alla luce 45 intere iscrizioni cristiane delle quali undici erano ancora al posto. Fra queste deve segnatamente notarsi il felicissimo rinvenimento di tre grandi frammenti dell'iscrizione metrica posta dal Pontefice Damaso al sepolcro del Pontefice S. Eusebio ". "Il Giornale di Roma", 18.7.1853 - Relazione di de Rossi.
10. "Farò parlare i documenti"
Pio IX, sentiti i progressi delle scoperte, mandò a chiamare il de Rossi. Il Baumgarten, che raccolse le notizie dalla vìva voce dell'archeologo, così racconta.
"Il 10 Maggio 1854 il Papa invitò a pranzo il de Rossi essendo convitati Cardinali, Prelati, Ministri e Ambasciatori...Durante il pranzo Pio IX parlava dell'archeologia e diceva ad alta voce che egli vi faceva sopra poco affidamento, perché, secondo lui, gli archeologi sono dei sognatori e poeti e fantasticano su tante cose che ben pochi riescono a capire. Queste e simili parole erano dette in modo che il de Rossi potesse udirle. Ma il grande archeologo taceva.
Terminato
il pranzo, mentre nel giardino si prendeva il caffè, il Papa mandò
a dire al de Rossi,
tramite Mons. De Merode, che quelle parole dette a tavola, le aveva dette
per provocarlo, perché parlasse in difesa della " povera"
archeologia. "Ho capito bene, rispose il de Rossi, quale significato
avessero le parole del Santo Padre. Fra poco in Catacomba, farò
parlare i documenti. Laggiù la scienza delle antichità
cristiane si difenderà da sola ".
11. La visita di Pio IX alle Catacombe di San Callisto (1854)
"Nel pomeriggio dell'1 Maggio 1854 Pio IX venne in carrozza alla Via Appia. Il de Rossi lo ricevette all'ingresso della catacomba e gli spiegò in breve la grande importanza delle scoperte fatte. Come prova fece vedere al Papa l'iscrizione poetica di S. Damaso. Pio IX disse ad alta voce: "Ma è poi vero tutto questo? Non è possibile qui nessuna illusione?"
"Santo Padre, noi abbiamo ritrovato perfino le iscrizioni sepolcrali di alcuni santi successori del Principe degli Apostoli. Se piace a Vostra Santità di ricomporre insieme questi pezzi, troverà inomi dei Papi che Damaso, l'infaticabile cultore dei Martiri delle Catacombe, nomina nel carme che io ho appena spiegato."
Pio IX prese nelle mani le lastre di marmo e lesse. Nel vedere i nomi dei suoi Predecessori, per l'intima commozione gli spuntarono le lacrime agli occhi e disse ad alta voce: "Sono dunque queste veramente le lapidi sepolcrali dei miei Predecessori che qui riposarono?"
Poi si congratulò di tutto cuore con il de Rossi del buon successo avuto e lo ringraziò del servizio che per mezzo dell'archeologia aveva reso alla Chiesa e alla Santa Sede. "
12. La difesa del patrimonio archeologico e lacquisto dei terreni
Pio IX volle stampati a proprie spese i risultati delle ricerche e de Rossi le raccolse in un'opera monumentale di tre volumi, "Roma sotterranea", che pubblicò negli anni 1864, 1867, 1877. Inoltre "per assicurare lintegrità di sì preziosi tesori - scrive il prof. E. Josi - fece acquistare tutte le vigne che circondavano la parte archeologica". E così si spiega l'attuale vasta superficie di 27 ettari, del podere denominato S. Callisto: una vera isola verde in mezzo alla Roma di oggi; un provvidenziale polmone, nella congestionata città del nostro tempo.
Ma era urgente dare un'organizzazione diversa agli scavi e, prima di ogni altra cosa, sembrò necessario trovare qualcuno capace di sorvegliare, controllare e guidare le improvvisate maestranze. Il de Rossi conoscendo con quanta passione Leone XIII si interessava al lavoro di scavo delle Catacombe, parla del problema al Segretario di Stato, espone i danni e le difficoltà che ostacolavano in modo così grave l'opera, suggerisce di affidare la sorveglianza dei lavori ad un Ordine religioso, aggiungendo che il più adatto gli sembrava quello dei Trappisti. Nel 1920 Pio XI completerà l'acquisto del terreno per assicurare l'integrità della zona meridionale fino a S.Sebastiano; attualmente sono 34 ettari.
Nel 1884 arrivarono i Padri Trappisti, primi custodi delle Catacombe di S. Callisto. Dopo 46 anni limpegno dei Trappisti volse al termine. Per nove mesi provarono a reggere la cura delle Catacombe di S. Callisto i Figli di Padre Semeria, finché nel 1930 Pio XI diede lincarico ai Salesiani di D. Bosco, che le gestiscono tuttora anche con laiuto di guide e personale laico esterno.