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APPROFONDIMENTI E RICERCHE
ESTRATTO DAL LIBRO: “VOCI DAL PROFONDO”
Da Rainer Korte: Voci dal profondo. Meditazioni sulle Catacombe cristiane di Roma.
In profondità...
Chi si trova davanti ad un grande supermercato oppure all'ingresso di un parco può già vedere dall'esterno ciò che vi troverà dentro. Ma che cosa attende il visitatore che per la prima volta si trova davanti ad una catacomba? Prendiamo come esempio le Catacombe di San Callisto.
Immagine quasi idillica: in mezzo al verde delle palme, degli eucalipti, dei pini e dei cipressi vi è un giardino con fontana che zampilla. Attorno ad un piccolo cortile alcune casette piuttosto vecchie e poco appariscenti, ornate, a seconda della stagione, dalle luminose tonalità delle buganvillee multicolori. Solo le scritte indicano che qui è il punto di ritrovo dei vari gruppi linguistici di visitatori. La zona d'ingresso alle Catacombe del papa e martire San Callisto, con il suo nucleo storico, è un piccolo paradiso, un vero luogo di pace.
Nel profondo, sottoterra, si trova proprio qui un altro luogo di pace, e cioè il primo cimitero “ufficiale” dei cristiani dell'antica Roma. Alcuni piccoli terreni usati a sepoltura privata e donati alla comunità da facoltosi credenti nel II secolo lo hanno reso possibile.
Comunione dei beni e di vita: era questo per la comunità cristiana un bisogno del cuore, anche riguardo ai defunti. Perché in Cristo tutti ci apparteniamo, i vivi, i defunti, gli stessi santi che già vivono con Cristo, dopo avergli reso testimonianza con il proprio sangue.
Qui, sotto terra, presso le tombe dei loro cari, i cristiani pregavano con grato ricordo per i defunti. Diversamente dai pagani (per i quali con la morte tutto finiva), per i cristiani i morti, anche se già ritornati nella casa del Padre, erano sempre parte della comunità. Essi avevano solo anticipato il passaggio attraverso la porta oscura del sonno della morte che un giorno, prima o poi, si apre per tutti. La morte non rompe i legami dell'amore, li cambia soltanto!
Presso le tombe dei martiri i cristiani amavano esprimere la loro ammirazione per il coraggio da essi dimostrato, chiederne l'intercessione per i cari defunti e per una felice conclusione della propria vita. Questi testimoni della fede, ragazzi, giovani, adulti o anziani, avevano preferito sacrificare la vita piuttosto che rinnegare la fede in Cristo Gesù. In prigione o sotto crudeli torture, esposti alle bestie feroci nell'arena per divertire le masse di spettatori sprezzanti, condannati a disumani e duri lavori forzati o all'esilio, essi furono e rimasero credibili ed esemplari “testimoni” (è questo il significato della parola martire) della purezza ed attendibilità della fede cristiana. Ora essi si trovavano proprio vicini a Dio; per questo anche molti dei credenti sceglievano di essere sepolti vicino a loro in attesa della risurrezione.
Comunione di beni e di vita: quanta fede, dedizione, soprattutto amore da parte dei cristiani per giungere a realizzare questo loro ardente desiderio! Qui, nelle Catacombe di San Callisto, questo luogo di “riposo in comune” di quasi 500.000 uomini si estende in un intreccio di gallerie di circa 20 km di lunghezza sotto una superficie di soli 15 ettari di terreno! Per darsi conto e soprattutto per rivivere spiritualmente questa singolarissima manifestazione di vita e di fede di tempi ormai così lontani non si deve restare sopra, in superficie. Le catacombe svelano la loro “originalità”, il mistero del loro essere solo a colui che è disposto a scendere in profondità – nel senso letterale e figurato dell'espressione – ed ivi aprire gli occhi e le orecchie del proprio cuore. È spesso così anche nella vita, non solo nelle catacombe...
Un labirinto di gallerie
Si pensa che le gallerie delle catacombe cristiane della Roma antica, tenendo conto anche dei vari piani in cui si sviluppano, raggiungano nel loro insieme una lunghezza di almeno 200 km. A volte esse presentano un'altezza di 8 metri, sempre scavate dall'alto in basso. I “fossores” dovevano costantemente verificare la consistenza della pozzolana per decidere in quale direzione continuare a scavare; inoltre andavano assolutamente rispettati anche i confini della proprietà sovrastante. Restava poi il compito principale: la creazione di centinaia di migliaia di tombe non solo nelle pareti delle gallerie ma anche nei cubicoli di famiglia e nelle cripte.
Una tomba allineata all'altra. Molte destinate ad accogliere una sola persona; a volte però, come si può rilevare dall'altezza, vi furono deposte anche più persone morte in una stessa circostanza o appartenenti ad una stessa famiglia. Le molte tombe piccole documentano, in maniera impressionante, come la mortalità infantile fosse paurosamente alta nella Roma di allora.
La maggior parte delle tombe, dette loculi, non venivano ornate, ma solo murate con mattoni, lastre di terracotta o anche semplici lastre di marmo. All'inizio potevano recare anche il nome del defunto, con l'aggiunta, più tardi, di simboli di fede ed altri dati; per lo più però erano anonime. In esse venivano posti i corpi dei defunti adagiati di schiena e avvolti in un lenzuolo. Si comprende così perché i cristiani chiamavano coemeterium, cioè “dormitorio”, questi luoghi di sepoltura, a differenza dei pagani che usavano invece il termine necropoli cioè “città dei morti”.
Alle pareti e sul soffitto si possono ancora vedere i segni dei picconi con cui i fossori scavavano il tufo. La terra veniva portata in superficie con cesti e sacchi di cuoio, oppure veniva tirata su attraverso dei “lucernari” (una sorta di camini) lasciati aperti per la luce e l'aerazione. Dovettero essere centinaia di migliaia le tonnellate di materiale scavato che in questa maniera vennero portate in superficie dalle catacombe!
Le tombe, le gallerie e le scale parlano della “comunione” di coloro che qui riposano, ma anche di coloro che qui hanno lavorato. Lavoro in società è ciò che si fa insieme con altri o gli uni per gli altri: è il comune ideale però ciò che rende queste manifestazioni “comunione”. Tali cimiteri sotterranei proclamano in maniera impressionante la coscienza, radicata nella fede, che quei primi cristiani portavano nei confronti dell'elemento portante più forte della “comunione”, cioè l'amore. Mediante questo legame essi sentivano di appartenersi l'un l'altro, inseparabilmente congiunti in Cristo e con Cristo; sorelle e fratelli, mutuamente corresponsabili nel vivere quaggiù in cammino verso il traguardo finale. Ognuna di queste catacombe pertanto finisce con l'essere un imponente monumento alla forza di una fede che sa vivere di questo amore unificante. Un monumento che, nel suo silenzio, porta il visitatore a riflettere in sincerità sui temi più essenziali dell'esistenza.
Dal libro di Rainer Korte: Voci dal profondo. Meditazioni sulle Catacombe cristiane di Roma.
Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1998. Pp. 14 – 19.
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